Oh! benefizio del dolore! …

Autumn Elegy by Leonid Afremov on DeviantArt

“Quali beveraggi di lacrime di sirena non ho bevuti, distillati entro alambicchi maligni come l’inferno, avvicendando timori e speranze, sempre perdente anche quando mi credevo sul punto di vincere!
Quali sciagurati errori non ha commesso il mio cuore per l’appunto quando credeva d’esser beato come più non si può!
Come, oh! come i miei occhi sono balzati fuori dalle loro orbite nel delirio di questa pazza febbre!
Oh! benefizio del dolore! ora riconosco come sia vero che il bene è reso dal male anche migliore, e che l’amore infranto, una volta rifatto intero, ricresce più bello, più forte e più grande assai.
Io torno così scornato al mio bene e dai miei trascorsi guadagno tre volte più di quanto perdetti.”

William Shakespeare – Sonetto CXIX.

Perplessa

in second amploa by *MartaSyrko on deviantArt

Perplessa seduta è la figliol
a fissar qualcosa che non sa 
le pupille le brillan come il sol
a qualcun forse penserà

Come folgore corre il pensier
a trapassar monti valli e oceani
chiusi in mente come forzier
a rammentar dei sogni vani

Sola a fissar quel soffio di vento
nel modo in cui tien fermo il mento
ed a rumori e a voci non vien sgomento

Dillo a me piccin soave
o per saperlo devo dirti un ave
e il cuor così potresti liberare.

Vincenzo Di Martino.

Veneziane e poesia, la tua vita e il suo senso.
Grazie Signor Enzino.

Una cosa è

Theater by ~oberfoerster on deviantArt

DE LA SECONDA STANZA

“Una cosa è. La palla rossa è una cosa rotonda in filigrana astratta. Una biglia, un infanzia colorata, un corpo sinuoso e leggero, un corpo segreto. Una cosa rotonda alleggerita, tenera, che si taglia con un coltello, e spessa, che si taglia con un coltello. Una cosa ma cos’io sono – si dice l’ufficiale. Una cosetta rotonda ora, è una piena luna, un maglio di cristallo, un buco. Nel muro. E vede bellissime gambe. Due bellissime gambe soltanto perchè sono nude. E quando solleva la torcia Bellissimegambe già non c’è più. Però ci sono, lo sa, ed è solo che lui non le vede. Una canzone d’autore stavolta, ma questa volta mica da sopra, dalla terrazza, come Gardel. Le note della chitarra, la voce è da molto vicino. Bellissimegambe appare sul fondo. All’altezza della scena, sul palco. Così lui deve andare e infatti ci va. E quando è sopra al palchetto si accendono i riflettori. Si mette dapprima le mani davanti alla faccia poi guarda la torcia che davvero non serve più a nulla. Non serve restare ma lui ci rimane lo stesso come se si fosse di colpo in un’ ultima stanza.”

Estratto dal racconto : “L’ultima istanza”, di Francesco Forlani.
Contenuto nella raccolta dal titolo : “Vicolo della Ratta/Civico 14”, a cura di Collettivo corpo 10.

(9/3/2013 – 9/9/2013 : due nove aggrovigliati nell’infinito.)

Like the wheel


And he said “oh my lord, why am I not strong?”
Like the wheel that keeps travelers traveling on
Like the wheel that will take you home

And on this Sunday someone’s sitting down to wonder
“Where the hell among these mountains will I be?”
There’s a cloud behind the cloud to which I’m yelling
Oh, I could hear you sneak around so easily

The Tallest Man on Earth – Like The Wheel.

Fermo, ma in movimento

Message in a bottle by heuresperdues on deviantArt

“Sono qui, ho deciso di attendere un’ altra settimana. Qui, fermo, ma in movimento; proprio come me lo spiegavano quando ero tra i banchi di scuola. Inserisco, sconsolato, i miei messaggi nelle bottiglie vuote. Batti ancora contro il mio volere, eppure sei vuoto. Con quel poco di forza che mi rimane chiudo usando un tappo di sughero, che è immagine riflessa di me stesso, e la affido al mare della tecnologia. Di nascosto li guardo, incantato. Scendono sulle sue guance baci ovattati, e dal loro suono nascono sospiri e sorrisi. Si lasciano spiare, ma io ho paura e fisso i miei piedi piatti, calmi. E se pure il mare è calmo, piatto, c’è un’ onda che effettua la sua consegna. Sulla spiaggia del destinatario, montagna di tristezza imbottigliata.”